Scoop

Copertina del film 'Scoop' di Woody Allen

Ad un anno di distanza da Match Point, Woody Allen torna sul luogo del delitto, raccontando di nuovo storie di alta società britannica e omicidi. Contrariamente al film precedente però in questo il tono scelto è quello della commedia, e la Johansson da aspirante attricetta focosa si trasforma in aspirante giornalista imbranata, imbeccata da un grande reporter appena passato a miglior vita ed aiutata nelle sue indagini da un prestigiatore da strapazzo americano (lo stesso Allen).

Dopo Match Point era difficile aspettarsi dal regista un film allo stesso livello, soprattutto se una commedia, e difatti Scoop si posiziona qualche gradino più sotto: la trama è banalotta, in alcuni momenti sembra tirata via, e tutto il film si regge sul solo Woody Allen e sul suo profluvio di battute. La Johansson pare meno adatta ad interpretare una giovincella imbranata, mentre ad Hugh Jackman la parte del giovanotto di buona famiglia calza a pennello.

Essendo una commedia dovrebbe essere visto come un successo il fatto che il film faccia ridere in più di una occasione, ma alla fin fine sembra comunque di essere stati testimoni di uno spreco: tanto talento per un film così leggero da apparire vuoto. Insomma il giudizio finale non può che essere un “carino”.

Nota a parte merita il doppiaggio: Oreste Lionello per quanto possa essere bravo è insopportabile, in più di una occasione si ha l’impressione che a parlare non sia Allen ma un altro che gli sta parlando sopra. Fastidioso è dire poco.

The Black Dahlia

Locandina del film 'Black Dahlia'

The Black Dahlia è noir allo stato puro. La trama del film è ormai cosa nota: prendendo spunto da un vero fatto di cronaca si narra dei detective Blanchard (Aaron Eckhart) e Bleichert (Josh Hartnett), i quali indagano sulla misteriosa morte di una giovane attricetta, sfigurata e fatta a pezzi, nella Los Angeles del 1947. A complicare le cose ci pensa Kay (Scarlett Johansson), fidanzata del primo ma innamorata del secondo.

Le indagini sull’assassinio della povera ragazza mostreranno come nulla sia come sembra ma sotto la superficie tutto si riveli marcio, corrotto. Ma cos’altro aspettarsi da un film tratto da un libro di Ellroy, se non femme fatale, detective, gangster, corruzione e sogni infranti? E c’è da ammettere che tutto questo è reso alla perfezione, la fotografia, il colore del film, sono perfetti per calarsi nella storia.

Tutto bene allora? Beh, nì. Il vero problema del film è che c’è troppa carne al fuoco, a volte ci si perde un po’ nella trama e sembra che i protagonisti si muovano a casaccio, tanto qualcosa succederà. Sensazione questa che non si riscontra in L.A. Confidential, giusto per rimanere ad un altro noir tratto da Ellroy.

Altro punto debole del film è il cast, in particolare il versante femminile: sia la Johansson che la Swank, per quanto bellissime come sempre, sembrano inadatte ai ruoli. Menzione speciale invece per Mia Kirshner, l’attrice che interpreta Elizabeth Short, gli unici momenti davvero commoventi li si deve a lei, quando viene mostrata nelle riprese fatte prima di morire. Sul versante maschile non c’è molto da dire se non che Eckhart appare nettamente superiore ad Hartnett.

Insomma il film non è quel capolavoro per il quale lo si vorrebbe far passare. Si tratta di un’ottima pellicola, un bel noir superiore alla media della produzione attuale, ed a chi ha accusato De Palma (spesso ancora prima di avere visto il film), di marchetta, non si può non rispondere che magari fossero tutte così le marchette.

Per chiudere: non il film migliore nel suo genere, né il migliore di De Palma, ma certamente un’ottima pellicola che vale la pena vedere.

The Black Dahlia