[aNobii] L’Idiota

F. Dostoevskij, L’Idiota

“L’Idiota” è la storia di due fallimenti: quello dell’autore, Fëdor Dostoevskij, secondo il quale il romanzo non esprimeva nemmeno un decimo di quanto avrebbe voluto, e soprattutto quello del protagonista, il principe Lev Nikolaevic Myškin, l’idiota. In tale opera l’autore si pone forse l’obiettivo più ambizioso della propria carriera: scrivere la storia di un uomo assolutamente buono, calandolo in un contesto tragico.

Eccolo allora, il principe Myškin, un Cristo del diciannovesimo secolo, un Cristo epilettico ed impotente e soprattutto idiota. Perché solo con l’idiozia si può spiegare la bontà assoluta, la mancanza di ombre nell’anima. E ciò che ci viene mostrato è la sua caduta, inevitabile quanto prevedibile, dovuta alla diversità rispetto al mondo che lo circonda, all’estraneità a quel luminoso banchetto che è la vita, a cui tutte le creature partecipano ed a cui egli, come si è dolorosamente accorto, non potrà mai prendere parte.

L’evento scatenante di tale caduta sarà l’incontro del principe con altre due anime dannate: Rogozin, il suo doppio malvagio, e Nastasja Filippovna, la donna di cui entrambi si innamoreranno. Nastasia è una creatura meravigliosa ma che ormai si considera perduta: dopo anni di stupri ed abusi subiti sin da quando era bambina tutto ciò a cui anela è l’autodistruzione. L’amore del principe, creatura ferita e diversa dagli altri proprio come lei, potrebbe offrirle quella speranza invano cercata per molto tempo, ma come accettare tanta purezza quando si considera così irrimediabilmente corrotta, quando sente che il marcio intorno a lei le è entrato dentro come un cancro e non c’è che una soluzione per liberarsene, la morte?

Il finale di tutta la vicenda non può che essere tragico, senza alcuna promessa di salvazione, come era invece in “Delitto e Castigo”. La bontà, pare voler dire Dostoevskij, non è di questo mondo, e gli unici modi per fuggire alla malvagità dell’uomo sono la morte e la follia.

Nonostante l’autore ritenesse che il risultato di quest’opera fosse inferiore alle aspettative, “L’idiota” rimane uno dei suoi migliori lavori di sempre, il protagonista è una delle figure più potenti di tutta la letteratura, con la sua carica di bontà, di umanità, e soprattutto di compassione. Ed è difficile, se non impossibile, restare indifferenti al suo destino.

F. Dostoevskij, L’Idiota, BUR, EUR 11

(Scheda su aNobii)

[aNobii] Il partigiano Johnny

Copertina de ‘Il partigiano Johnny’

“Il partigiano Johnny” non è solo un libro sulla Resistenza: è la Resistenza. Lo sguardo disincantato di Johnny, giovane studente di lingue che prende la via della montagna per combattere il fascismo, è lo sguardo di Fenoglio, di chi ha a sua volta fatto quella scelta e può adesso raccontarla, nelle sue luci e nelle sue ombre.

Non c’è retorica nel libro, nessun tentativo di evangelizzare il prossimo, di mostrargli la retta via. Il protagonista ha fatto quella scelta perché ci crede, perché era quella che riteneva giusta, perché “partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità”. E poco importa se anche la fazione partigiana ha i suoi lati oscuri – impreparata, meschina, fragile – Johnny/Fenoglio non ha paura di guardare a tutto questo, di mostrarlo al lettore senza abbellimenti, perché nessun abbellimento è possibile per le brutture della guerra. E non è mai messo in dubbio quale sia la parte della Linea Gotica dalla quale stare, quella da proteggere e per la quale dare la vita.

Un cancro ha decretato definitivamente lo status di romanzo incompiuto per “Il partigiano Johnny”, e la sua incompiutezza è sotto gli occhi di tutti, nei brani incerti come nelle parole o negli interi periodi scritti in inglese. Eppure tutto questo non fa che dare ancora più forza al romanzo: parafrasando una canzone dei CCCP, l’autore “scorteccia le parole, aride, schegge, secche, adatte al fuoco”. L’asciuttezza del testo, la sua difficoltà, fanno da contraltare alle difficoltà ed ai pericoli di Johnny, ne sono lo specchio su carta.

È importante leggere questo libro, è importante se si vuole almeno lontanamente capire cosa fosse la Resistenza, cosa significasse, lontano da chi oggi predica l’uguaglianza tra chi combattè sui due fronti opposti.

Quando “Una questione privata”, altro romanzo incompiuto di Fenoglio sulla Resistenza, fu pubblicato, Italo Calvino ebbe a scrivere: “Fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio, e arrivò a scriverlo e nemmeno a finirlo, e morì prima di vederlo pubblicato, nel pieno dei quarant’anni”. Ecco, queste parole hanno lo stesso identico valore per “Il partigiano Johnny”. Perché è un libro che va letto anche oggi. Soprattutto oggi.

B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi, EUR 11.5

(Scheda su aNobii)

Basta inviti

Per favore, davvero, basta. Capisco che teniate alla mia presenza, che i giocattoli nuovi siano i più belli, che sia tutto molto social, web duepuntozero, aggregazione, amore, dire-fare-baciare-lettera-e-testamento. Però mo’ basta con ‘sti cazzo di inviti su aNobii. Ma davvero c’è bisogno del gruppo sul personaggio migliore? Eppoi che si inventerà? Quello sulla suppellettile, vista in un libro, più interessante? Sulla preposizione articolata più amata? Sul codice a barre più eccitante?
Pietà, mi arrendo.

[aNobii] Cavalli selvaggi

Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi

Cormack McCarthy è proprio un tipo strano.
Se ne sta rintanato nel Texas, scrive romanzi a base di cow boy, e parla poco, molto poco.
Insomma, che t’aspetteresti da uno così? Libri per appassionati di Leone e Peckinpah, al massimo qualcosa di vicino a “Balla coi lupi”…
E invece… E invece ti metti lì a leggere il suo libro più famoso, “Cavalli selvaggi”, e scopri che quello è un libro che parla anche di te.
La storia in fondo è semplice: anni ’40. John Grady Cole è un ragazzo texano di sedici anni che decide, insieme al cugino, di andarsene in Messico, dove i due potranno coronare il loro sogno di essere veri cowboy, in un mondo in cui il progresso non ha ancora attecchito e corrotto l’uomo. E così i due partono per un viaggio che li porterà sì alla loro terra promessa, che ben presto si dimostrerà tutt’altro rispetto all’Eden sognato.

A prima vista una storia che non ha niente a che fare con l’italiota medio… e chi l’ha mai vista qua, la Mesa?
Eppure… eppure guardi al di là di tutto questo, e ti accorgi che il romanzo parla di una persona che fa solo quello che fanno tutti: cerca il proprio posto. Lo cerca in un mondo ostile, che non sente suo, che non gli appartiene (e a cui non appartiene). E proprio a queste persone è dedicato il libro, per loro è scritto: per chi non si rassegna e continua a cercare il proprio mondo, a dispetto di tutto e di tutti.
Anche a costo del prezzo più alto: accettare che possa non esistere.
È un libro duro, lo stile di McCarthy è asciutto ma mai povero, ma soprattutto è un libro “vero”, dalla prima all’ultima parola.
Consigliato.

Il padre cavalcava sulla parte anteriore della sella reggendo le redini in una sola mano a poca distanza dal pomo. Era così smilzo e fragile da sembrare perduto dentro i vestiti. Guardava il panorama con occhi socchiusi come se il mondo esterno fosse alterato o sospetto a causa di ciò che aveva visto altrove. Come se non potesse mai più vederlo come prima. O peggio, come se lo vedesse finalmente nel modo giusto. Com’era sempre stato e sempre sarebbe stato. Il ragazzo, che cavalcava poco più avanti, stava in sella come ci fosse nato, e infatti era così, ma dava l’impressione che, se fosse nato in uno strano paese privo di cavalli, avrebbe saputo scovarli ugualmente. Perché il mondo fosse a posto o perché lui fosse a posto nel mondo, si sarebbe accorto che mancava qualcosa e sarebbe andato in giro continuamente dovunque finché non si fosse imbattuto in un cavallo, e allora avrebbe capito subito che il cavallo era e sarebbe sempre stato quel che cercava.

C. McCarthy, Cavalli Selvaggi, Einaudi, EUR 8.50

(Scheda su aNobii)

aNobii, il last.fm dei libri

Era parecchio che cercavo un sito simile, avevo persino pensato che ad averne le capacità non sarebbe stato male crearlo (anche se in un primo momento avevo pensato a qualcosa di più simile a debaser.it), e grazie a mau finalmente l’ho trovato. aNobii è il corrispettivo di last.fm per quanto riguarda i libri: si inseriscono i libri letti, o che si stanno leggendo, si usano i tag per catalogarli, si lasciano commenti, e si guarda chi ha gusti simili ai propri, e così via. Tutto molto web 2.0 e social web, insomma, ma fatto nel modo giusto per essere davvero funzionale.

Rispetto a last.fm il sito è ancora abbastanza spartano e l’interfaccia, almeno ad una mia prima impressione, più scomoda. Mancano ancora un po’ di cosette ed alcuni tocchi di classe ma il sito è tutto sommato giovane e sono certo che crescerà. Il vero problema è che i dati sui libri vanno aggiunti a mano e sistemati e questo porta via parecchio tempo, soprattutto a chi come me è molto precisino in cose come questa e si ritrova a cercare in rete l’IBSN per libri vecchi di qualche decennio, poi le copertine per tali edizioni, quindi si mette ad inserire tutti i tag… insomma, invece di leggere si passa il tempo a sistemare la propria libreria :-)