È il 1997

È il 1997.
Io, seduto dietro in macchina, vedo la sfilza di cartelloni lungo la strada che annunciano l’evento. La macchina è ancora la Lancia Thema che l’anno successivo mio babbo l’avrebbe data via per prendere l’auto nuova. Non mi ricordo il mese, forse è febbraio, però non mi sembra avessi freddo o che fossi vestito pesante. Il posto, quello lo ricordo bene: il Palazzetto dello Sport di Pistoia.
Mi ricordo l’aria densa di fumo all’ingresso, ma forse il fumo è causato da una macchinetta per i pop corn che la mia memoria ora fissa lì a lato. Sto entrando coi miei genitori, intorno a noi tante persone riunite a crocchi. Poco più in là c’è un gruppo di transessuali alte e truccate che ridono e scherzano, rilassate.
I nostri posti sono centrali, le sedie sono quelle di plastica che si tengono in giardino. Siamo in anticipo così ci tocca aspettare un po’ e nel frattempo il palazzetto si riempie. C’è eccitazione nell’aria, e allegria.
Non so dire com’è stato quando è arrivato, o come ha cominciato, immagino che abbiamo tutti applaudito, che lui abbia salutato e iniziato con qualche parola di presentazione. Io mi ricordo solo di lui mentre canta, e tra una canzone e l’altra cambia sempre chitarra. E soprattutto mi ricordo la magia. Una magia che ci ha ghermiti tutti, quella magia per la quale siamo lì.
Sul palco ci sono anche dei ballerini che danzano in tute nere e bianche ma, ad esser sinceri, nessuno si preoccupa di loro. Dopo un’ora o giù di lì si alza e si scusa, ma deve proprio lasciarci cinque minuti: ha bisogno di fumare. Al suo posto arriva il figlio, che finora lo ha accompagnato suonando ogni sorta di strumento. È bravo, ma non è la stessa cosa.
Quando torna e riprende a cantare viene da chiedersi come faccia ad avere una voce così limpida dopo decenni passati a riempirsi i polmoni di fumo. Non importa, abbiamo di nuovo la magia. Continua per almeno un’altra ora, poi annuncia l’ultima canzone. Tutti vogliono il bis e lui torna e canta ancora. Eppoi ancora. E ancora. Alla fine ha cantato per quasi tre ore. E la voce è sempre quella cristallina di prima, non un cedimento, non una stonatura.
Ora il concerto è davvero finito, usciamo e fuori sembra fare più freddo, torniamo alla macchina, i miei parlano ma non ho idea di cosa dicano, io sono ancora là dentro.
È il 1997.
Il 1997 è stato un anno pieno di cose. In Gran Bretagna i laburisti vincono dopo diciotto anni di governo conservatore. Dall’altra parte del mondo Hong Kong torna alla Cina. A Miami viene ucciso Gianni Versace. A Parigi muore la principessa Diana. A Stoccolma Dario Fo vince il premio Nobel.
Ma per me il 1997 è l’anno in cui coi miei genitori sono andato al Palazzetto dello Sport di Pistoia a vedere il concerto di Fabrizio de André.

1 Commento.

  1. avevo circa 16 anni e acquistai un lp dal nome: non all’amore ne al denaro ne al cielo, cosi’ ricordo forse errando…fu una mitica cosa.

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