Scoop

Copertina del film 'Scoop' di Woody Allen

Ad un anno di distanza da Match Point, Woody Allen torna sul luogo del delitto, raccontando di nuovo storie di alta società britannica e omicidi. Contrariamente al film precedente però in questo il tono scelto è quello della commedia, e la Johansson da aspirante attricetta focosa si trasforma in aspirante giornalista imbranata, imbeccata da un grande reporter appena passato a miglior vita ed aiutata nelle sue indagini da un prestigiatore da strapazzo americano (lo stesso Allen).

Dopo Match Point era difficile aspettarsi dal regista un film allo stesso livello, soprattutto se una commedia, e difatti Scoop si posiziona qualche gradino più sotto: la trama è banalotta, in alcuni momenti sembra tirata via, e tutto il film si regge sul solo Woody Allen e sul suo profluvio di battute. La Johansson pare meno adatta ad interpretare una giovincella imbranata, mentre ad Hugh Jackman la parte del giovanotto di buona famiglia calza a pennello.

Essendo una commedia dovrebbe essere visto come un successo il fatto che il film faccia ridere in più di una occasione, ma alla fin fine sembra comunque di essere stati testimoni di uno spreco: tanto talento per un film così leggero da apparire vuoto. Insomma il giudizio finale non può che essere un “carino”.

Nota a parte merita il doppiaggio: Oreste Lionello per quanto possa essere bravo è insopportabile, in più di una occasione si ha l’impressione che a parlare non sia Allen ma un altro che gli sta parlando sopra. Fastidioso è dire poco.

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