Broken Flowers

La locandina di 'Broken Flowers'

Broken Flowers è un film on the road atipico (si sta pur sempre parlando di Jim Jarmusch). Don Johnston è uno scapolo in cerca delle donne che ha, forse, amato vent’anni prima. Una di esse, stando ad una lettera rosa ricevuta nel giorno in cui la sua ultima conquista lo lascia, pare gli abbia dato un figlio a sua volta alla ricerca del padre. Eppure all’apparenza gli eventi sembra non toccare minimamente Don, che non si scompone né per la partenza della ragazza, né per il contenuto della missiva. Sarà l’amico e vicino di casa Winston a convincere il riluttante protagonista a intraprendere il viaggio.

Ogni incontro con le vecchie fiamme è permeato da un senso di imbarazzo e di rassegnazione per ciò che era e adesso non è più. Delle cinque ex alcune sono realizzate, alcune tirano avanti, una è morta, nessuna è veramente felice. Alla fine il viaggio non risolverà il mistero che ha dato il via a tutto, ma sarà forse servito a Don a prendere coscienza di chi è e di quale sia la sua vita.

È un film di silenzi più che di parole, Jarmusch non giudica niente e nessuno, si limita a mostrare gli eventi, le persone, divertendosi ad intricare gli enigmi anziché scioglierli. Murray è bravo come sempre, il suo personaggio sembra la continuazione del protagonista di Lost in translation, imbarazzato e fuori posto ovunque. L’unico timore è che si adagi in questo ruolo e diventi una maschera, ma è troppo presto per dirlo. Si tratta di un’opera lenta, senza colpi di scena o cambi di direzione, un quadro che pare senza un vero significato, ma che alla fine lascia addosso un senso di malinconia e solitudine. È un bel film.

Broken Flowers

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *