Archivio per Febbraio, 2006

Ditemi che è uno scherzo…

Cronenberg viene indicato come il regista di «Io Uccido», tratto dal bestseller di Faletti.

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Ma la sfiga ci vede benissimo

Che dire quando scopri che due fratelli decidono di non prendere lo stesso aereo in modo che se accade qualcosa almeno uno dei due si salva, eppoi all’arrivo prendono lo stesso pullman, questo si schianta, e muoiono entrambi? Niente, appunto.

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I will survive (o sennò risorgo)

Il link a questo video lo volevo postare oggi, poi ho avuto altro da fare e non ce l’ho fatta. In compenso stasera lo hanno trasmesso pure a Blob.

(Direi che è anche parecchio in tema con questo blog…)

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Scuola©

Una norma del decreto omnibus recentemente approvato al Senato stabilisce che il termine «scuola» possa applicarsi, oltre che alle scuole pubbliche, soltanto alle scuole private parificate. Ossia, non solo gli istituti privati che seguono il metodo Montessori e gli istituti steineriani non potranno utilizzare la denominazione di «scuola», ma nemmeno le “scuole di danza” o di cinema potranno definirsi scuole. Pare che dietro questa ennesima sciocchezza si nasconda la volontà di chiudere la “scuola islamica” milanese (anche se non ho ben capito come).

(En passant, a quanto pare le scuole private hanno ricevuto un altro regalo.)

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Motori e motori

Sta facendo il giro del mondo la notizia secondo la quale Google avrebbe deciso di declassare il sito della BMW, dopo la scoperta che quest’ultima ha utilizzato qualche trucchetto sporco per aumentare il proprio punteggio (link alla notizia su Repubblica). Ora, io ritengo che Google faccia benissimo a combattere il webspam, e penso anche che questa vicenda sia uno smacco all’immagine della casa automobilistica, però pensare che questa azione abbia effetti anche solo minimamente negativi sulle vendite dell’azienda tedesca è ridicolo. Chi vuole una BMW non va certo a cercarsela su Google. O no?

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Broken Flowers

La locandina di 'Broken Flowers'

Broken Flowers è un film on the road atipico (si sta pur sempre parlando di Jim Jarmusch). Don Johnston è uno scapolo in cerca delle donne che ha, forse, amato vent’anni prima. Una di esse, stando ad una lettera rosa ricevuta nel giorno in cui la sua ultima conquista lo lascia, pare gli abbia dato un figlio a sua volta alla ricerca del padre. Eppure all’apparenza gli eventi sembra non toccare minimamente Don, che non si scompone né per la partenza della ragazza, né per il contenuto della missiva. Sarà l’amico e vicino di casa Winston a convincere il riluttante protagonista a intraprendere il viaggio.

Ogni incontro con le vecchie fiamme è permeato da un senso di imbarazzo e di rassegnazione per ciò che era e adesso non è più. Delle cinque ex alcune sono realizzate, alcune tirano avanti, una è morta, nessuna è veramente felice. Alla fine il viaggio non risolverà il mistero che ha dato il via a tutto, ma sarà forse servito a Don a prendere coscienza di chi è e di quale sia la sua vita.

È un film di silenzi più che di parole, Jarmusch non giudica niente e nessuno, si limita a mostrare gli eventi, le persone, divertendosi ad intricare gli enigmi anziché scioglierli. Murray è bravo come sempre, il suo personaggio sembra la continuazione del protagonista di Lost in translation, imbarazzato e fuori posto ovunque. L’unico timore è che si adagi in questo ruolo e diventi una maschera, ma è troppo presto per dirlo. Si tratta di un’opera lenta, senza colpi di scena o cambi di direzione, un quadro che pare senza un vero significato, ma che alla fine lascia addosso un senso di malinconia e solitudine. È un bel film.

Broken Flowers

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Qualcuno ha detto “Wittgenstein”?

Debi Roberson of the University of Essex in Colchester, U.K., and colleagues studied a Southern African tribal community whose members, she reported, viewed colors quite differently from English speakers. They gave the same name to blue and green, for example.

Qui l’articolo.

(Via Neatorama)

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