A proposito di creatività

Copioincollo il contenuto del post di Marco, visto che di copiaincolla si parla.

A qualcuno il video ricorda qualcosa?

(Link al video su YouTube)

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This job would be great if it wasn’t for the fucking customers.

Andiamo subito al sodo: Chuck è ora come ora la sorpresa della stagione. Ma davvero, eh? Il protagonista, Chuck Bartowski, tira fuori la parte più nerd in ognuno di noi facendocelo amare senza riserve. Morgan è una spalla perfetta e la componente femminile del cast fa la sua porca figura. Capitan Awesome è, ovviamente, awesome.
Raccontare la trama la svilirebbe, ma giusto per accennarla: Chuck lavora presso Nerd Herd. Un giorno riceve un’email dal compagno di stanza dell’università che lo fece cacciare dalla scuola e gli fregò la ragazza, e che nel frattempo è diventato una spia della CIA. Grazie a questa lettera Chuck si ritrova tutti i segreti di NSA e CIA nella testa, trovandosi ad dover affrontare spie e terroristi mentre porta avanti la sua vita da commesso. Se il tutto pare una gran cavolata, ed in fondo lo è, i dialoghi, i protagonisti e le situazioni ai limiti dell’assurdo rendono il tutto un gioiellino.

Il punto di partenza di Reaper è per molti versi simile a quello di Chuck: Sam, il protagonista, è il commesso di un grande magazzino. Il giorno del ventunesimo compleanno scopre che i genitori hanno venduto la sua anima al diavolo ed adesso questi vuole quanto gli spetta. Per fare fede al “contratto” Sam si troverà a dover fare da cacciatore di anime, riportando all’inferno i fuggitivi che sono riusciti a scappare dalla propria dannazione. Per dirla in altre parole: Clerks che incontra Buffy.
Il richiamo a Clerks è più che adeguato visto che il pilot della serie è stato diretto da Kevin Smith, il quale è anche consulente creativo dello show. E l’influenza si vede: nell’ambientazione, nei protagonisti, nello sviluppo delle relazioni tra i personaggi. Ciò detto, per quanto mi piacciano i due film su Dante e Randall, Reaper non mi ha convinto granché. Intanto il protagonista non ha un briciolo del carisma di Chuck, poi la spalla, Sock, è a dir poco insopportabile. Le puntate seguono tutte lo stesso canovaccio con trovate che si ripetono identiche: lui che non vuole accettare la missione, i soliti dubbi “ma che ci faccio qui, non voglio questo lavoro, mi piace Andi ma non ho le palle per dirglielo”, il momento in cui creano una “divisa” adatta all’occasione, etc. Insomma, alla terza puntata sa già tutto di minestra riscaldata e dubito che col tempo migliori.

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[Scene di vita] Amore interspecie

Alce e statua di bisonte in intimità

Blu Sky, Montana. Un alce cerca di rimediare alla carenza di femmine scegliendo come compagna la statua di un bisonte.

Galleria completa

(Via Neatorama)

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Filmati: le alternative migliori per riprodurli su Windows

Come tutti sanno Windows dispone di un riproduttore multimediale per file audio e video: Windows Media Player. Questo soffre però di vari svantaggi: è lento, pesante, limitato e ha spesso falle nella sicurezza che se non tappate permettono di compromettere l’integrità del sistema. Per fortuna esistono numerose alternative gratuite che consentono di riprodurre senza troppi problemi i filmati sul proprio pc. Mi limiterò ad elencare quelle che considero migliori.

È necessaria una premessa a quanto si sta per esporre: ogni informazione nel momento in cui viene digitalizzata occupa spazio sull’hard disk. I file video non fanno eccezione, ed anzi contenendo parecchie informazioni occupano molto spazio. Ciò oltre a richiedere computer con memorie capienti porta anche a necessitare parecchia banda per il trasferimento di tali dati in rete. Per risparmiare spazio e banda si è perciò ricorso alla compressione dei filmati: detta in soldoni si sono trovati dei metodi che eliminano alcune informazioni ritenute non necessarie rendendo così possibile occupare meno risorse. Il punto è che quando si è in possesso di un filmato codificato in tale maniera si deve avere anche il decodificatore adeguato per poterlo visualizzare, in gergo definito codec (codificatore/decodificatore, appunto).

Alcuni riproduttori aggirano il problema appoggiandosi a codec interni capaci di gestire una moltitudine di formati, altri invece necessitano dei codec necessari installati nel sistema. Non esistendo per il video un formato standard di codifica, così come per l’audio esiste l’mp3 per capirci, è palese che sarà necessario installare più d’un codec, ed il problema di riprodurre filmati sul proprio pc nasce appunto da qua: sapere quali sono i codec di cui si ha bisogno. Per risolvere queste difficoltà sono nati i codec pack: come dice lo stesso nome si tratta di “pacchetti di codec” che installano in un colpo solo diversi codec utili ai riproduttori che li richiedono.

Nonostante io stesso suggerisca, appena sotto, l’uso di un codec pack è bene avvisare subito: mai installare un codec pack a meno che non si sappia esattamente cosa si stia facendo. La ragione è semplice: spesso queste raccolte installano decine di software di cui non si ha il minimo bisogno, sporcando il registro di Windows e le cartelle di sistema. Senza contare che molte volte contengono anche programmi craccati o illegali. Perciò in linea di massima si consiglia di evitare pacchetti quali il K-Lite o il Nimo.

CCCP

Il nome di questo software non tragga in inganno, non c’entra nulla né con la Russia né con gli autori di Emilia Paranoica, l’acronimo sta per “Combined Community Codec Pack”, e come si capisce subito si tratta di un codec pack. Ciò che lo distingue è la completa trasparenza con cui è realizzato: sono stati inseriti soltanto i codec per i formati più comuni e nulla che possa danneggiare in alcun modo il sistema. Oltre ai codec sono poi presenti due riproduttori, tra cui il Media Player Classic, gratuito, open source, e molto leggero. L’unica vera mancanza è il supporto per il formato Real Video, aggirabile installando separatamente Real Alternative.

A mio avviso la miglior soluzione disponibile in ambiente Windows.

CCCP

MPUI

In ambito Unix/Linux da anni il riproduttore di riferimento è MPlayer. Il fatto che tale software funzioni da riga di comando però lo rende ostico ai principianti, ed in generale a chi è abituato a lavorare con interfaccia grafica. Per queste persone è stato appunto pensato MPUI: trattasi di una interfaccia (in gergo front-end) scritta per Windows. L’autore ha eliminato molte delle feature di MPlayer lasciando soltanto quelle ritenuti fondamentali o davvero utili. Il risultato è un riproduttore semplicissimo da utilizzare, leggero, che non richiede alcuna installazione: è sufficiente estrarre dall’archivio i file del programma e lanciare l’eseguibile. I difetti sono la scarsità di opzioni e l’interfaccia semplice ma ancora migliorabile. Per il primo problema non c’è molto da dire, c’è pressoché tutto quello che serve a chi non ha pretese particolari ma manca la possibilità di controllare il ritardo con cui appaiono i sottotitoli, opzione fondamentale quando si ha a che fare con sottotitoli fuori sincrono, per il secondo problema invece va sottolineato che alcune opzioni sono raggiungibili solo da tastiera e che per configurare il programma può essere necessario mettere mano ad un file testuale.

In definitiva un’ottima alternativa per i principianti: codice aperto, gratuito, nessuna installazione necessaria ed una interfaccia molto semplice da utilizzare per le funzioni di base, tutte caratteristiche che dovrebbero renderlo appetibile per chiunque. Unica vera mancanza è l’impossibilità di configurare il ritardo con cui i sottotitoli appaiono. Almeno da provare, male che vada basta cancellare la cartella in cui lo si è salvato.

In alternativa è possibile trovare sul sito ufficiale di MPlayer vari altri front-end per Windows. Tra questi uno che pare molto promettente è SMPlayer.

MPUI

VLC (VideoLan)

Col tempo VLC è divenuto uno dei riproduttori multimediali più noti, essendo stato uno dei primi tra quelli con interfaccia grafica a contenere tutti i codec necessari per i file video. Inoltre è a codice aperto, gratuito, disponibile per molte piattaforme, tra cui Mac e Linux, e non necessita di installazione. Per contro c’è però da tenere conto dell’interfaccia non sempre ottima, della pesantezza rispetto ad altri concorrenti, e dei bug che a volte fanno capolino (ad esempio nella gestione di sottotitoli con accentate, problema tuttativa facilmente risolvibile).

Sicuramente un’altra soluzione da consigliare ai principianti per la facilità di utilizzo: pur non arrivando in questo ai livelli di MPUI, offre in compenso un maggior numero di opzioni, a scapito tuttavia di velocità, stabilità e bontà dell’interfaccia.

VLC

Codec e affini

Chi non fosse interessato ad una delle soluzioni “semplici” esposte sopra può pur sempre scegliere la strada difficile, installarsi i singoli codec ed utilizzare Media Player Classic o simile. Per scoprire quale codec è stato utilizzato per codificare un filmato è spesso sufficiente GSpot, pensato per il formato avi. Una volta ottenuta l’informazione è necessario soltanto cercare in rete il software da scaricare. Altrimenti potete utilizzare FFDShow e DirectVobSub: Il primo è un codec che permetterà al vostro player di riprodurre video in formato DivX, XviD, WMV, MPEG-1 e MPEG-2, mentre il secondo permette di gestire i sottotitoli.

Conclusioni

Tirando le somme, i consigli per chi vuole una soluzione semplice sono: MPUI se si desidera il massimo della semplicità e non si ha a che fare con sottotitoli fuori sincrono, oppure VLC, semplice anch’esso ma con più opzioni e più bug. Altrimenti CCCP per chi desidera più opzioni ma anche un player leggero e stabile (Media Player Classic), ed un ottimo gestore di sottotitoli (DirectVobSub).
Chi invece non vuole soluzioni già pronte può scegliere la strada del Media Player Classic + FFDShow + DirectVobSub + eventuali altri codec di cui avrà bisogno nel corso del tempo.

Assolutamente sconsigliato è invece l’uso di codec pack quali il K-Lite, i quali installano troppe cose spesso non indispensabili ma a volte anzi dannose per il sistema, senza poi dare la possibilità di disinstallarle facilmente.

Riferimenti

Come detto all’inizio questo documento è ben lungi dall’essere esaustivo: esistono decine di riproduttori multimediali, ed un’infinità di codec. Quello che si è cercato di fare qui è semplicemente fornire indicazioni utili per chiunque si avvicini per la prima volta a tali argomenti. Di seguito alcuni collegamenti per approfondire quanto detto finora:

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Come tu mi vuoi

Sinossi:

COME TU MI VUOI racconta la storia del brutto anatroccolo con le dovute variazioni sul tema. Giada è una studentessa secchiona che non sopporta i fighetti parcheggiati all’università. Riccardo è uno di questi figli di papà, ma quando il padre lo minaccia di tagliargli i viveri se non si decide a studiare, decide di trovare qualcuno che lo aiuti a superare un paio di esami. E si imbatte proprio in Giada. Lincontro [sic] tra queste due persone cos [sic] diverse farà nascere un sentimento delicato e difficile che cambierà entrambi [sic].

Copiato direttamente, errori inclusi, dal ridicolo sito ufficiale (chi lo ha realizzato andrebbe accecato con ferri roventi solo per i font utilizzati).

Un film che “racconta la storia del brutto anatroccolo”. Un film dove alla protagonista bastano una messa in piega e le lenti a contatto per diventare topa. Un film che mostra che quello che conta è ciò che si ha dentro e non l’aspetto. Nel duemilasette. Nel duemilasette.

Ma esiste un dio del cinema?

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Lavori usurpanti

Fare il giornalista alla versione online di Repubblica deve essere un mestiere davvero duro. Ti tocca di dover salvare le immagini da una galleria ed inserirle in un’altra. Beh, per fortuna si può risparmiare tempo evitando di aggiungere i credit.

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Dolci risvegli

La mia gatta dopo aver visto questo video è andata a cercare il micio dietro al computer.

[Via Neatorama]

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Tra serial tv e serial killer

Heroes: arrivati alla terza puntata ormai posso dirlo: la seconda stagione è semplicemente vergognosa. Non dico brutta o stupida, no: vergognosa. Perché c’è di che avere vergogna a scrivere puntate così. Dopo il deludente finale della prima stagione speravo che gli autori riuscissero a riprendere in mano la serie con un po’ di impegno e ne ricavassero qualcosa di dignitoso, ed invece nulla. A volte ti sembra che Peter o Bennet o qualunque altro protagonista si debba voltare verso lo schermo per dire “sì ok, qui si esagera”. I vari intrecci sono di una banalità disarmante, e per quanto l’originalità non sia mai stata il forte dello show qui siamo oltre ogni previsione. Si guarda per inerzia.

Mad Men: Una serie ambientata nel mondo della pubblicità degli anni cinquanta. Sulla carta un’idea interessante ma dopo le prime tre puntate mi ritrovo un po’ deluso. Il protagonista non “prende” granché, l’atmosfera oscilla tra la commedia e il dramma senza mai risolversi (né avere veri guizzi in un senso o nell’altro), e per ora lo svolgimento appare alquanto prevedibile. Speriamo sia semplicemente una serie che ha bisogno di qualche pontata in più per decollare.

Prison Break: Le prime due puntate mi confermano quanto già sospettavo: questa terza stagione non fa che rendere più veloce, sporco e cattivo tutto quello che abbiamo già visto. Per ora poche sorprese, il gruppo si ricompone e c’è da scommettere che dovranno restare uniti per non rimetterci la pelle, in ogni caso rimane uno dei serial migliori in circolazione, se non per la storia ormai un po’ abusata, per il modo in cui riesce a raccontarcela.

Pushing Daisies: Avendone visto solo il pilot non posso certo giudicare come si deve, ma posso dire che se la serie si mantiene a quei livelli sarà di sicuro una gran serie. Se la storia può apparire banalotta, è lo svolgimento che lascia speranzosi, con quella fotografia, quei dialoghi e quella regia che insieme ne fanno una visione godibilissima. Sperem.

Dexter: Dato che la passata stagione è stata a mio avviso la serie più bella dell’anno (e per quanto mi riguarda direi pure di sempre), avevo parecchi timori sulla sua continuazione. Ed invece dopo aver visto le prime due puntate debbo ammettere di non essere affatto deluso della piega che sta prendendo. Certo manca la novità dell’esordio ma il resto c’è tutto, a partire dalla bellissima sigla. Per quanto mi riguarda Dexter rimane la serie migliore del momento.

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L’ora esatta con Google

Magari ero rimasto solo io a non saperlo comunque sia ho appena scoperto che inserendo time seguito da un luogo, Google restituisce l’ora locale per quella zona.

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Dr. House: e continuiamo così e facciamoci del male

Questo l’avevo scritto su un forum dopo aver visto la puntata di Dr. House con la nanetta, andata in onda circa un mese fa su Italia1. Per la serie “non c’è limite al peggio”, il brainstorming degli sceneggiatori dello show.

Capoccia: Ok ragazzi, dobbiamo sfornare la nuova puntata, che ci mettiamo?
Brusio, voci che si sovrappongono, capoccia spazientito
Capoccia: Ok ok, ho capito, ci penso io… tanto per cominciare, possiamo metterci una crisi di astinenza, che ne dite? E mostrare che in fondo House è un drogato.
Jack (timidamente): Ma, capo, questa trovata l’abbiamo già usata, magari…
Il Capoccia continua come se niente fosse
Capoccia: Poi, e qui casca l’asino, possiamo metterci un dilemma morale, che ne dite?
Jack: Ma, capo, lo infiliamo in ogni puntata, anche quando stanno alla mensa tiriamo fuori dilemmi morali per la scelta del menù, non è che pot…
Come prima, il Capoccia manco se lo fila
Capoccia: Poi, vediamo… ah sì, ecco! Che ne dite di tirare lì la storia della diversità? geniale, no?
Jack: Guardi che è un tema s…
Capoccia: Poi dobbiamo utilizzare gli altri personaggi di contorno. Allora, a Wilson facciamo fare la parte dell’amico che lo prende nel didietro ma che alla fine tiene comunque a House ed è pronto a sacrificarsi per lui, a Cameron la parte di quella che seguirebbe House anche se si gettasse sotto ad un treno, alla Caddy facciamo recitare la parte di quella che vorrebbe mettere House in riga, e a Foreman e a quell’altro, al biondo… uhm… boh, a loro facciamo dire giusto qualche supercazzola medica, e magari ricordiamo che Foreman era un ladro, così la gente penserà “ma che simpatico negretto!”.
Jack (ormai nascosto sotto il tavolo): Capo, forse sarebbe il caso di farli agire in maniera leggermente diversa, mi sembra che quello sia il modo in cui li dipingiamo da…
Capoccia: Ecco, ci sono, unendo i vari elementi ecco che si delinea il quadro d’insieme! Sentite che colpo di genio: Caddy, appoggiata da Wilson, cerca di mettere in riga House togliendogli il Vicodin, però alla fine la spunta lui. C’è il problema del dilemma morale, visto che in effetti House ha torto marcio (cazzo, falsifichi le firme, per questo rovinano la vita all’amico che tu non fai che prendere a calci nel sedere, e ne fai una questione di principio? Ma manco al Cottolengo…), però noi facciamo finta di nulla, mettiamo lì una battutina sull’orgoglio, e siamo a posto, chi se ne accorgerà mai?
Jack (inizia a diventare trasparente): Ma non…
Capoccia: Allora ragazzi, ormai vi ho risolto quasi tutto, adesso ci vogliono un paio di colpi di genio da parte vostra, stupitemi.
Silenzio di tomba. Poi si ode una voce squillante
- NANI!
Tutti si voltano a guardare l’autore di questa affermazione. John, il classico lecchino primo della classe che a scuola avresti preso a calci, se non avessi avuto paura che ti contaminasse. Jack, ormai un’ombra, si tappa le orecchie, teme di non farcela a reggere anche questo.
Capoccia: Scusa, John?
John: Nani, capo. Potremmo mettere come paziente un nano, così la storia della diversità ce l’abbiamo servita su un piatto d’argento.
Capoccia: Grande, John! Ma poi come la mettiamo con la storia della malattia? Che ci inventiamo?
John: Beh, semplice: il nano non è un nano, ma solo House, che ha la vista lunga, se ne accorge. E questo sembrava un nano perché… boh, qualcosa si troverà, magari diciamo che è basso e basta.
Capoccia: Sì! Grandioso! Ci siamo quasi, ma sento che manca ancora qualcosa… non so… ah sì, ecco: il finto nano è una ragazzina! Così la gente si commuove di più!
Jack urla a perdifiato ma ormai è un ectoplasma senza voce
Capoccia: Però, uhm, ci vorrebbe almeno un altro elemento forte…
Silenzio, sguardi che si incrociano
John: Vomito e diarrea.
Capoccia: Come?
John: Massì, un po’ di vomito e di diarrea, fanno molta scena e disorientiamo lo spettatore…
Capoccia: Sapevo che eri il migliore, John. Ma mettiamoci solo il vomito, non vorrei che ci accusassero di ricercare troppa originalità spingendo su queste immagini forti.
John: Ha ragione, capo.
Capoccia: D’accordo ragazzi, la storia ce l’abbiamo, ora perfezionatela. Ah, ricordate di inserire una bella inquadratura drammatica di lui che si droga, in disparte, solo, magari dall’alto. Questo vende sempre. Potete andare.
La sala si svuota.
In un angolo, rimane il fantasma di Jack. Sta piangendo.

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Il computer ha il ciclo? Aiuta la ricerca!

Da un po’ di tempo a questa parte ho deciso di aderire al World Community Grid, un progetto di calcolo distribuito che aiuta nella ricerca di cure per l’epatite C, l’AIDS ed in altri progetti di natura scientifica.

Per chi non lo sapesse il calcolo distribuito è l’elaborazione di dati effettuata da molte macchine connesse tra loro: partecipando ad uno di tali progetti si regalano i cicli inutilizzati del proprio processore, ossia quella potenza che a noi non serve, aiutando nell’elaborazione di enormi moli di dati che altrimenti avrebbero richiesto macchine potenti e decine, se non centinaia, di anni per effettuare i calcoli. Più persone collaborano e più velocemente si arriverà al risultato.

Dietro al World Community Grid ci sono l’IBM, che finanzia l’iniziativa, e l’università di Berkeley, sul cui software si basa il progetto. Software che va detto è completamente open source.

Detta in soldoni: semplicemente registrandosi al sito e installando il software c’è la possibilità concreta di aiutare la scienza nella ricerca di cure per AIDS ed epatite C. Che altro serve sapere per parteciparvi?

Il calcolo distribuito su Wikipedia

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Thumbalizr

Sito dal nome impronunciabile e dalla grafica bruttina ma che da qualche tempo riesce a fare ciò per il quale è stato progettato: creare screenshot di intere pagine.
Esistono un paio di estensioni di Firefox che fanno la medesima cosa ma il sito offre il vantaggio di non dovere installare alcunché.

Thumbalizr.

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Hoshi Saga 2

Il seguito di Hoshi Saga, giochino del quale avevo già avuto modo di parlare. Se è piaciuto il primo, non può non piacere pure questo :-)

Hoshi Saga 2

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Growing Island

Splendido giochino in flash nel quale si deve far “crescere” un’isola, dotandola di tutto il necessario (infrastrutture, trasporti, etc.).

Growing Island

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[SubsFactory] Heroes

È l’assistente di Galileo Galilei ad esclamare, in “Vita di Galileo” di Bertold Brecht, “Disgraziato il paese che non ha eroi!”, ed a ciò il maestro non può che rispondere “Felice il paese che non ha bisogno di eroi!”.
Un mondo che non ha bisogno di eroi è un mondo felice, sicuro, e perciò utopistico. Nel nostro mondo invece gli eroi continuano ad essere necessari, e quando non si hanno li si inventa. Li si fabbrica nei libri, nei film, nei fumetti, nella tv, e proprio nella tv nasce “Heroes”.
L’idea alla base della serie è quella di mostrare persone comuni divenute d’improvviso eroi, non perché alle prese con superpoteri ma perché investite d’un compito superiore: salvare il mondo. Se molte di loro hanno infatti ricevuto un dono, il potere di volare, di vedere il futuro, di leggere i pensieri, altre sono persone normalissime che per via di tutta una serie di circostanze si trovano sulla stessa barca delle altre, sia che si tratti del figlio del genetista che ha studiato la nascita di questi poteri, sia che si tratti di un padre che cerca solo di fare il bene della propria figlia. Mentre chi ha il dono può utilizzarlo per i propri scopi, egoistici quando non malvagi.
La trama riprende a pieni mani dai fumetti ed in particolar modo dagli X-Men: l’evoluzione della specie fa sì che alcuni umani risultino dotati di superpoteri, e tra essi vi è chi si allea per combattere un pericolo incombente che minaccia l’umanità intera. Non è chiaro quale sarà il pericolo da combattere, tutto ciò che si conosce è che l’evento scatenante sarà un’esplosione che distruggerà New York, e la chiave per riuscire ad evitare tutto questo è una ragazza dotata di poteri. A complicare il tutto intervengono una società segreta che è a conoscenza di queste persone ma i cui scopi rimangono oscuri, ed un serial killer che uccide solo chi ha il dono.
Per chi è appassionato di comics americani tutto questo sarà familiare, come detto è chiara l’ascendenza dagli Uomini X di casa Marvel, e difatti anche il ritratto dell’eroe è quello a cui siamo ormai abituati da qualche anno, eroi fragili, perdenti, infelici. In una parola: umani. Non a caso il protagonista principale è Peter Petrelli, giovane infermiere per malati terminali che sogna di volare ed è succube di una famiglia in cui ha sempre vissuto all’ombra del fratello maggiore Nathan, ambizioso candidato per il senato americano. Attorno a lui una compagine variegata di eroi: dal travet giapponese appassionato di fumetti alla madre premurosa che per lavoro si mostra su internet, dalla collegiale alle prese con la propria adolescenza al pittore dedito all’eroina.
Ciò che ha fatto il successo del telefilm è stata la capacità di saper miscelare gli elementi principali dei comics, dal cui mondo arrivano alcuni dei suoi sceneggiatori, a quelli ormai ricorrenti nelle serie tv d’oltreoceano, ad esempio la società segreta con scopi occulti ormai presente in larga parte dei telefilm statunitensi di maggior successo. Così se da un lato si può parlare di vera e propria scopiazzatura dei fumetti, dall’altro va dato atto alle menti dietro ad “Heroes” di essere riuscite a prendere tutti gli elementi fondamentali ed a mischiarli in modo da farli funzionare in una serie televisiva, cosa finora mai successa prima.
Il risultato è uno show che riesce a coinvolgere lo spettatore grazie a continue domande che vengono poste lungo il cammino, ma grazie anche al modo in cui vengono qua e là sparse le risposte, rendendo possibile per lo spettatore sentirsi in un certo senso appagato dalla visione dei singoli episodi, senza ricorso a colpi di scena inverosimili che minino la sospensione dell’incredulità necessaria per un prodotto simile. C’è da dire che la seconda parte della serie non è all’altezza della prima e tradisce in parte le premesse ma, comunque sia, rimane uno spettacolo godibilissimo, molto al di sopra della media, e va considerata la media americana, ben più alta di quella a cui è abituato lo spettatore italiano.

Se poi tutto questo vi sembra esagerato e il richiamo a Brecht ridicolo, beh mettiamola in questi termini: c’è gente con superpoteri. Ci sono i buoni e ci sono i cattivi e i buoni devono salvare il mondo. Alla fine i buoni e i cattivi se le danno. Per avere superpoteri gli uomini devono essere sfigati, le donne gnocche. E questo è tutto.

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