Cercare mp3 ed altri tipi di file con Google

A volte si cerca un pezzo mp3 e non si ha la voglia o la possibilità di utilizzare un programma p2p, ecco quindi un vecchio trucco per raffinare la ricerca con Google, spulciando tra le cartelle web il cui contenuto è visibile. Basta utilizzare la seguente sintassi:

-inurl:(htm|html|php) intitle:"index of" +"last modified" +"parent directory" +description +size +mp3 "the smiths"

Se vogliamo includere anche i file di tipo wma:
-inurl:(htm|html|php) intitle:"index of" +"last modified" +"parent directory" +description +size +(mp3|wma) "the smiths"

Se vogliamo cercare pdf basterà modificare l’estensione presente nella stringa di ricerca, idem per i video (avi, mpg, mpeg…), etc.

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The Fox

Nel finale della puntata di The Riches che ho visto qualche sera fa c’era questa canzone. Ci ho messo un po’ per scoprire titolo ed autore ma alla fine ne è valsa la pena.

(Nada Surf - The Fox)

(Lo so il video amatoriale è pessimo, ma il plugin per inserire il pezzo tramite il player flash non funziona purtroppo.)

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I milanesi ammazzano il sabato

I milanesi ammazzano il sabato

Che stracazzo di album!

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Serie non serie

Vediamo di essere brevi.

Californication è una merda. Con un protagonista che sogna di farsi fare un pompino in chiesa coi Rolling Stones in sottofondo, picchia chi usa i cellulari al cinema, difende le giovani ragazzine dai prof maiali (dopo essersele scopate lui), si fa di canne ma schifa chi usa le droghe pesanti, che altro devono inventarsi per renderlo simpatico? Nella seconda stagione probabilmente se la prenderà con chi abbandona i cani in autostrada o con chi tratta male gli handicappati.

Eli Stone è forse la serie che mi ha preso di più. Mi piacciono i personaggi, anche se ogni volta che vedo il boss del protagonista non riesco a non pensare che ha la faccia perfetta per Mad Men, la storia è gustosa, e soprattutto ha degli ottimi dialoghi. Bella.

The Big Bang Theory è divertentissima e consigliata a tutti quelli che hanno un’idea di cosa significhino i termini nerd e geek. I protagonisti, Sheldon e Wolowitz su tutti, sono esilaranti e la durata degli episodi, venti minuti l’uno, è perfetta per non renderli stucchevoli. Unico vero problema le risate finte di sottofondo che trovo odiose anche per una sit-com.

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Non è un paese per vecchi

Una recensione lunga e noiosa che avevo scritto ad un’amica. Contiene parecchie anticipazioni, se non avete visto il film forse non dovreste leggerla.

Non è un paese per vecchi

“Non è un paese per vecchi” è un film che mi è piaciuto molto. Anche se mi sono piaciuti tutti i film che ho visto dei fratelli Coen e ho amato l’unico libro di McCarthy che ho letto sin qui, “Cavalli Selvaggi”, non era un risultato scontato, soprattutto non lo era il fatto che lo apprezzassi così tanto.
La forma, prima di tutto: precisa, splendida, si adatta alla scrittura asciutta di McCarthy come un vestito tagliato su misura. Ogni inquadratura è essenziale, ti fa pensare che la cinepresa non potrebbe stare in un altro posto se non lì dove l’hanno messa, riflette i protagonisti e l’ambiente in cui si muovono, perché è il Texas e lì le persone sono come ciò che le circonda. Eppoi il ritmo, quell’avanzare così serrato che mostra il dispiegarsi degli eventi come un meccanismo che una volta messo in moto diventa inarrestabile, arrivando in un modo o nell’altro a colpire tutte le persone coinvolte. Non una sola di esse ne uscirà come ne era entrata, neppure lo sceriffo riluttante a immischiarsi nel caso, che vedremo alla fine ormai come uno stanco pensionato.
Anche la scelta degli attori non avrebbe potuto essere più felice: Bardem fa paura a vederlo, Brolin è bravissimo e Tommy Lee Jones è pressoché perfetto (ma già si sapeva, era sufficiente guardare il personaggio apparentemente simile che interpreta in “Le tre sepolture”).

Infine la trama: gli autori fingono di voler mettere in scena il classico thriller americano dei buoni contro i cattivi e fino alla fine riescono a prendere in giro tutti, quando si decidono a risolvere bruscamente la storia. Non è ai soldi che sono interessati i Coen (quei soldi citati come un’ossessione nel film, tramite il mantra “È tutta questione di soldi” che percorre tutta la pellicola), né a risolvere un caso, ma solo a mostrare una storia, forse la Storia.
Non vi sono risposte ultime, un ordine superiore che regola gli avvenimenti, ciò che regna è il caos, le cose accadono perché accadono e nessuno può farci nulla. Si può tentare di opporsi, di fuggire, come fa Welyn, o cercare un senso, come fa lo sceriffo, oppure accettare questo caos, abbracciarlo e farne parte, come fa Chigurh. Esemplare è il dialogo nella stazione di servizio: il povero gestore si trova di colpo di fronte alla possibilità di morire solo perché ha perso a testa o croce. Si fanno delle scelte che portano con sé conseguenze alle quali poi non ci si potrà più sottrarre, il vecchio ha scelto di trasferirsi in quella stazione per via del matrimonio, ha rivolto una domanda alla persona sbagliata e questo basta per coinvolgerlo in qualcosa più grande di lui. È la stessa cosa accaduta a Mr. Wells, l’altro killer, che si è trovato coinvolto per aver accettato l’incarico di fermare Chigurh, o a Welyn che ha preso i soldi.
In tutto questo è proprio la figura del “cattivo” a svettare, perché al contrario di tutti gli altri è proprio lui ad essersi reso conto di come funziona: se di colpo puoi crepare per un incidente in macchina o perché una moneta l’ha scelto per te, che senso ha opporsi? Che significato hanno le proprie azioni se una persona può ammazzarne migliaia sganciando una bomba? Tanto vale sguazzare in tutto questo, non per i soldi ma solo perché una volta aperti gli occhi non vi è più alcuna differenza. E non è strano che all’occhio di chiunque altro il suo personaggio appaia come uno psicopatico: nessuno riesce ad uscire dalla propria visione ordinata del mondo ed accettare il caos.
Il punto è che così è, e così è sempre stato. Il monologo iniziale dello sceriffo e tutti i suoi discorsi successivi non sono che un malinconico piangersi addosso su quanto fossero belli i vecchi tempi, quando in realtà non lo sono mai stati. La gente si è sempre ammazzata per nulla, ora come allora. E la vecchiaia a cui ci si riferisce non è certo quella temporale: è la vecchiaia dello spirito, la stanchezza che prende quando si è stufi di aspettare risposte che non arrivano e non arriveranno mai, ed allora ci si rifugia in un passato ideale e nei propri sogni, magari nella speranza vana che i propri morti continuino a proteggerci ed a rischiararci il cammino. In questo i caratteri dello sceriffo e di Chigurh risultano agli antipodi, tanto è passivo e il primo tanto è attivo il secondo, e se una sfida vi è stata tra i due durante il dipanarsi della storia è il secondo ad apparire vincente ai nostri occhi, e non certo perché non è stato messo in galera o ammazzato ma solo perché nessuno è stato in grado di contrastare tutto ciò che rappresenta.

Ci sono certo un paio di cose che non mi sono piaciute, come il dialogo con l’uomo in carrozzina che risulta fin troppo didascalico, o l’insieme di finali affastellati uno dopo l’altro, ma anche se ciò fa sì che il film non sia perfetto e non possa definirsi un capolavoro, certo non fa sì che non sia una gran pellicola.
Un bel film, secondo me.

Non è un paese per vecchi

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Segnali di vita

Non la farò troppo lunga. Il titolo del blog dice tutto e in questo periodo non ho avuto voglia di scrivere. E non ne ho molta nemmeno adesso, a dirla tutta. Grazie comunque ai miei tre lettori fedeli, mi spiace di avermi privato di un rimedio contro l’insonnia :-)

Ah, ho aggiornato Wordpress all’ultima versione, alcuni plugin non erano ufficialmente compatibili ma spero non daranno problemi. Ho pure eliminato Bad Behaviour che in pratica bloccava l’accesso a commenti e altro a chiunque utilizzasse una connessione Telecom. Incluso il sottoscritto.

Non studio, non lavoro, non guardo la tv,
Non vado al cinema e non faccio sport.

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A proposito di creatività

Copioincollo il contenuto del post di Marco, visto che di copiaincolla si parla.

A qualcuno il video ricorda qualcosa?

(Link al video su YouTube)

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This job would be great if it wasn’t for the fucking customers.

Andiamo subito al sodo: Chuck è ora come ora la sorpresa della stagione. Ma davvero, eh? Il protagonista, Chuck Bartowski, tira fuori la parte più nerd in ognuno di noi facendocelo amare senza riserve. Morgan è una spalla perfetta e la componente femminile del cast fa la sua porca figura. Capitan Awesome è, ovviamente, awesome.
Raccontare la trama la svilirebbe, ma giusto per accennarla: Chuck lavora presso Nerd Herd. Un giorno riceve un’email dal compagno di stanza dell’università che lo fece cacciare dalla scuola e gli fregò la ragazza, e che nel frattempo è diventato una spia della CIA. Grazie a questa lettera Chuck si ritrova tutti i segreti di NSA e CIA nella testa, trovandosi ad dover affrontare spie e terroristi mentre porta avanti la sua vita da commesso. Se il tutto pare una gran cavolata, ed in fondo lo è, i dialoghi, i protagonisti e le situazioni ai limiti dell’assurdo rendono il tutto un gioiellino.

Il punto di partenza di Reaper è per molti versi simile a quello di Chuck: Sam, il protagonista, è il commesso di un grande magazzino. Il giorno del ventunesimo compleanno scopre che i genitori hanno venduto la sua anima al diavolo ed adesso questi vuole quanto gli spetta. Per fare fede al “contratto” Sam si troverà a dover fare da cacciatore di anime, riportando all’inferno i fuggitivi che sono riusciti a scappare dalla propria dannazione. Per dirla in altre parole: Clerks che incontra Buffy.
Il richiamo a Clerks è più che adeguato visto che il pilot della serie è stato diretto da Kevin Smith, il quale è anche consulente creativo dello show. E l’influenza si vede: nell’ambientazione, nei protagonisti, nello sviluppo delle relazioni tra i personaggi. Ciò detto, per quanto mi piacciano i due film su Dante e Randall, Reaper non mi ha convinto granché. Intanto il protagonista non ha un briciolo del carisma di Chuck, poi la spalla, Sock, è a dir poco insopportabile. Le puntate seguono tutte lo stesso canovaccio con trovate che si ripetono identiche: lui che non vuole accettare la missione, i soliti dubbi “ma che ci faccio qui, non voglio questo lavoro, mi piace Andi ma non ho le palle per dirglielo”, il momento in cui creano una “divisa” adatta all’occasione, etc. Insomma, alla terza puntata sa già tutto di minestra riscaldata e dubito che col tempo migliori.

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[Scene di vita] Amore interspecie

Alce e statua di bisonte in intimità

Blu Sky, Montana. Un alce cerca di rimediare alla carenza di femmine scegliendo come compagna la statua di un bisonte.

Galleria completa

(Via Neatorama)

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Filmati: le alternative migliori per riprodurli su Windows

Come tutti sanno Windows dispone di un riproduttore multimediale per file audio e video: Windows Media Player. Questo soffre però di vari svantaggi: è lento, pesante, limitato e ha spesso falle nella sicurezza che se non tappate permettono di compromettere l’integrità del sistema. Per fortuna esistono numerose alternative gratuite che consentono di riprodurre senza troppi problemi i filmati sul proprio pc. Mi limiterò ad elencare quelle che considero migliori.

È necessaria una premessa a quanto si sta per esporre: ogni informazione nel momento in cui viene digitalizzata occupa spazio sull’hard disk. I file video non fanno eccezione, ed anzi contenendo parecchie informazioni occupano molto spazio. Ciò oltre a richiedere computer con memorie capienti porta anche a necessitare parecchia banda per il trasferimento di tali dati in rete. Per risparmiare spazio e banda si è perciò ricorso alla compressione dei filmati: detta in soldoni si sono trovati dei metodi che eliminano alcune informazioni ritenute non necessarie rendendo così possibile occupare meno risorse. Il punto è che quando si è in possesso di un filmato codificato in tale maniera si deve avere anche il decodificatore adeguato per poterlo visualizzare, in gergo definito codec (codificatore/decodificatore, appunto).

Alcuni riproduttori aggirano il problema appoggiandosi a codec interni capaci di gestire una moltitudine di formati, altri invece necessitano dei codec necessari installati nel sistema. Non esistendo per il video un formato standard di codifica, così come per l’audio esiste l’mp3 per capirci, è palese che sarà necessario installare più d’un codec, ed il problema di riprodurre filmati sul proprio pc nasce appunto da qua: sapere quali sono i codec di cui si ha bisogno. Per risolvere queste difficoltà sono nati i codec pack: come dice lo stesso nome si tratta di “pacchetti di codec” che installano in un colpo solo diversi codec utili ai riproduttori che li richiedono.

Nonostante io stesso suggerisca, appena sotto, l’uso di un codec pack è bene avvisare subito: mai installare un codec pack a meno che non si sappia esattamente cosa si stia facendo. La ragione è semplice: spesso queste raccolte installano decine di software di cui non si ha il minimo bisogno, sporcando il registro di Windows e le cartelle di sistema. Senza contare che molte volte contengono anche programmi craccati o illegali. Perciò in linea di massima si consiglia di evitare pacchetti quali il K-Lite o il Nimo.

CCCP

Il nome di questo software non tragga in inganno, non c’entra nulla né con la Russia né con gli autori di Emilia Paranoica, l’acronimo sta per “Combined Community Codec Pack”, e come si capisce subito si tratta di un codec pack. Ciò che lo distingue è la completa trasparenza con cui è realizzato: sono stati inseriti soltanto i codec per i formati più comuni e nulla che possa danneggiare in alcun modo il sistema. Oltre ai codec sono poi presenti due riproduttori, tra cui il Media Player Classic, gratuito, open source, e molto leggero. L’unica vera mancanza è il supporto per il formato Real Video, aggirabile installando separatamente Real Alternative.

A mio avviso la miglior soluzione disponibile in ambiente Windows.

CCCP

MPUI

In ambito Unix/Linux da anni il riproduttore di riferimento è MPlayer. Il fatto che tale software funzioni da riga di comando però lo rende ostico ai principianti, ed in generale a chi è abituato a lavorare con interfaccia grafica. Per queste persone è stato appunto pensato MPUI: trattasi di una interfaccia (in gergo front-end) scritta per Windows. L’autore ha eliminato molte delle feature di MPlayer lasciando soltanto quelle ritenuti fondamentali o davvero utili. Il risultato è un riproduttore semplicissimo da utilizzare, leggero, che non richiede alcuna installazione: è sufficiente estrarre dall’archivio i file del programma e lanciare l’eseguibile. I difetti sono la scarsità di opzioni e l’interfaccia semplice ma ancora migliorabile. Per il primo problema non c’è molto da dire, c’è pressoché tutto quello che serve a chi non ha pretese particolari ma manca la possibilità di controllare il ritardo con cui appaiono i sottotitoli, opzione fondamentale quando si ha a che fare con sottotitoli fuori sincrono, per il secondo problema invece va sottolineato che alcune opzioni sono raggiungibili solo da tastiera e che per configurare il programma può essere necessario mettere mano ad un file testuale.

In definitiva un’ottima alternativa per i principianti: codice aperto, gratuito, nessuna installazione necessaria ed una interfaccia molto semplice da utilizzare per le funzioni di base, tutte caratteristiche che dovrebbero renderlo appetibile per chiunque. Unica vera mancanza è l’impossibilità di configurare il ritardo con cui i sottotitoli appaiono. Almeno da provare, male che vada basta cancellare la cartella in cui lo si è salvato.

In alternativa è possibile trovare sul sito ufficiale di MPlayer vari altri front-end per Windows. Tra questi uno che pare molto promettente è SMPlayer.

MPUI

VLC (VideoLan)

Col tempo VLC è divenuto uno dei riproduttori multimediali più noti, essendo stato uno dei primi tra quelli con interfaccia grafica a contenere tutti i codec necessari per i file video. Inoltre è a codice aperto, gratuito, disponibile per molte piattaforme, tra cui Mac e Linux, e non necessita di installazione. Per contro c’è però da tenere conto dell’interfaccia non sempre ottima, della pesantezza rispetto ad altri concorrenti, e dei bug che a volte fanno capolino (ad esempio nella gestione di sottotitoli con accentate, problema tuttativa facilmente risolvibile).

Sicuramente un’altra soluzione da consigliare ai principianti per la facilità di utilizzo: pur non arrivando in questo ai livelli di MPUI, offre in compenso un maggior numero di opzioni, a scapito tuttavia di velocità, stabilità e bontà dell’interfaccia.

VLC

Codec e affini

Chi non fosse interessato ad una delle soluzioni “semplici” esposte sopra può pur sempre scegliere la strada difficile, installarsi i singoli codec ed utilizzare Media Player Classic o simile. Per scoprire quale codec è stato utilizzato per codificare un filmato è spesso sufficiente GSpot, pensato per il formato avi. Una volta ottenuta l’informazione è necessario soltanto cercare in rete il software da scaricare. Altrimenti potete utilizzare FFDShow e DirectVobSub: Il primo è un codec che permetterà al vostro player di riprodurre video in formato DivX, XviD, WMV, MPEG-1 e MPEG-2, mentre il secondo permette di gestire i sottotitoli.

Conclusioni

Tirando le somme, i consigli per chi vuole una soluzione semplice sono: MPUI se si desidera il massimo della semplicità e non si ha a che fare con sottotitoli fuori sincrono, oppure VLC, semplice anch’esso ma con più opzioni e più bug. Altrimenti CCCP per chi desidera più opzioni ma anche un player leggero e stabile (Media Player Classic), ed un ottimo gestore di sottotitoli (DirectVobSub).
Chi invece non vuole soluzioni già pronte può scegliere la strada del Media Player Classic + FFDShow + DirectVobSub + eventuali altri codec di cui avrà bisogno nel corso del tempo.

Assolutamente sconsigliato è invece l’uso di codec pack quali il K-Lite, i quali installano troppe cose spesso non indispensabili ma a volte anzi dannose per il sistema, senza poi dare la possibilità di disinstallarle facilmente.

Riferimenti

Come detto all’inizio questo documento è ben lungi dall’essere esaustivo: esistono decine di riproduttori multimediali, ed un’infinità di codec. Quello che si è cercato di fare qui è semplicemente fornire indicazioni utili per chiunque si avvicini per la prima volta a tali argomenti. Di seguito alcuni collegamenti per approfondire quanto detto finora:

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Come tu mi vuoi

Sinossi:

COME TU MI VUOI racconta la storia del brutto anatroccolo con le dovute variazioni sul tema. Giada è una studentessa secchiona che non sopporta i fighetti parcheggiati all’università. Riccardo è uno di questi figli di papà, ma quando il padre lo minaccia di tagliargli i viveri se non si decide a studiare, decide di trovare qualcuno che lo aiuti a superare un paio di esami. E si imbatte proprio in Giada. Lincontro [sic] tra queste due persone cos [sic] diverse farà nascere un sentimento delicato e difficile che cambierà entrambi [sic].

Copiato direttamente, errori inclusi, dal ridicolo sito ufficiale (chi lo ha realizzato andrebbe accecato con ferri roventi solo per i font utilizzati).

Un film che “racconta la storia del brutto anatroccolo”. Un film dove alla protagonista bastano una messa in piega e le lenti a contatto per diventare topa. Un film che mostra che quello che conta è ciò che si ha dentro e non l’aspetto. Nel duemilasette. Nel duemilasette.

Ma esiste un dio del cinema?

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Lavori usurpanti

Fare il giornalista alla versione online di Repubblica deve essere un mestiere davvero duro. Ti tocca di dover salvare le immagini da una galleria ed inserirle in un’altra. Beh, per fortuna si può risparmiare tempo evitando di aggiungere i credit.

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Dolci risvegli

La mia gatta dopo aver visto questo video è andata a cercare il micio dietro al computer.

[Via Neatorama]

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Tra serial tv e serial killer

Heroes: arrivati alla terza puntata ormai posso dirlo: la seconda stagione è semplicemente vergognosa. Non dico brutta o stupida, no: vergognosa. Perché c’è di che avere vergogna a scrivere puntate così. Dopo il deludente finale della prima stagione speravo che gli autori riuscissero a riprendere in mano la serie con un po’ di impegno e ne ricavassero qualcosa di dignitoso, ed invece nulla. A volte ti sembra che Peter o Bennet o qualunque altro protagonista si debba voltare verso lo schermo per dire “sì ok, qui si esagera”. I vari intrecci sono di una banalità disarmante, e per quanto l’originalità non sia mai stata il forte dello show qui siamo oltre ogni previsione. Si guarda per inerzia.

Mad Men: Una serie ambientata nel mondo della pubblicità degli anni cinquanta. Sulla carta un’idea interessante ma dopo le prime tre puntate mi ritrovo un po’ deluso. Il protagonista non “prende” granché, l’atmosfera oscilla tra la commedia e il dramma senza mai risolversi (né avere veri guizzi in un senso o nell’altro), e per ora lo svolgimento appare alquanto prevedibile. Speriamo sia semplicemente una serie che ha bisogno di qualche pontata in più per decollare.

Prison Break: Le prime due puntate mi confermano quanto già sospettavo: questa terza stagione non fa che rendere più veloce, sporco e cattivo tutto quello che abbiamo già visto. Per ora poche sorprese, il gruppo si ricompone e c’è da scommettere che dovranno restare uniti per non rimetterci la pelle, in ogni caso rimane uno dei serial migliori in circolazione, se non per la storia ormai un po’ abusata, per il modo in cui riesce a raccontarcela.

Pushing Daisies: Avendone visto solo il pilot non posso certo giudicare come si deve, ma posso dire che se la serie si mantiene a quei livelli sarà di sicuro una gran serie. Se la storia può apparire banalotta, è lo svolgimento che lascia speranzosi, con quella fotografia, quei dialoghi e quella regia che insieme ne fanno una visione godibilissima. Sperem.

Dexter: Dato che la passata stagione è stata a mio avviso la serie più bella dell’anno (e per quanto mi riguarda direi pure di sempre), avevo parecchi timori sulla sua continuazione. Ed invece dopo aver visto le prime due puntate debbo ammettere di non essere affatto deluso della piega che sta prendendo. Certo manca la novità dell’esordio ma il resto c’è tutto, a partire dalla bellissima sigla. Per quanto mi riguarda Dexter rimane la serie migliore del momento.

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L’ora esatta con Google

Magari ero rimasto solo io a non saperlo comunque sia ho appena scoperto che inserendo time seguito da un luogo, Google restituisce l’ora locale per quella zona.

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